MATERIA: SICUREZZA

PROPOSTE E IDEE SUL MODELLO SINDACALE IN MERITO DI MATERIA SICUREZZA

 

Il nostro primo Impegno Rispetto della Sicurezza sui posti di Lavoro:

 

Oggi se non cerchiamo di combattere il fenomeno SICUREZZA si purtroppo lo devo chiamare fenomeno anomalo, perchè le istituzioni non riescono ad abbattere il lavoro nero e a punire quelle aziende che lavoro senza tutele e senza rispetto di regole e non in regola. ‘Sul tema della sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro, dobbiamo registrare con grande rammarico solo ‘pianti amari’ che non aiutano purtroppo ad affrontare seriamente i problemi, a cominciare dalle istituzioni pubbliche.

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I gridi di allarme lanciati, giustamente ed autorevolmente, dal Presidente della Repubblica vengono accolti e recepiti solo emotivamente, magari con qualche lodevole convegno o con manifestazioni di solidarietà, che non si trasformano, purtroppo, in azioni politiche, misure normative e finanziarie concreto
Il punto è un altro, io vorrei fare delle precisazioni:

Se venissero rispettate le norme di sicurezza, queste scongiurerebbero gran parte degli incidenti, il mancato rispetto delle norme è sia frutto di un calcolo economico (oltre che di sciatteria), nel senso che il costo della loro applicazione viene cinicamente comparato con l’entità del danno (valore della vita perduta per la probabilità dell’evento), rendendo oltretutto il fenomeno particolarmente odioso.

Altro fenomeno particolarmente odioso è la spettacolarità e la disinformazione:

‘Anche ieri due morti bianche’: magari si avessero solo due morti al giorno! Le statistiche dicono:

‘i dati del 2006 già registravano una crescita, con 1.280 decessi rispetto ai 1.265 morti del 2005’: questo puù essere un normale andamento congiunturale, lo scarto, pure se parliamo di vite umane, è bassissimo. In un anno ci sono 365 giorni. Nel 2005 e nel 2006, quindi, in Italia si sono verificate in media 3,5 morti bianche al giorno.

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MANCATE PREDISPOSIZIONI DEI DISPOSITIVI DI SICUREZZA INDIVIDUALI!

Sono tragedie quotidiane e nonostante la pericolosità ai danni dei lavoratori, tutto procede con le pacifiche violazioni di legge a cominciare da ex art. 2087 codice civile ed dlgs 626/1994 e seguenti sino, come abbiamo visto, alla responsabilità della procurata morte. Oggi vi è una forte tendenza a rendere come fosse tutto quasi normale e riflette una società in cui si fa vedere solo la punta del iceberg. Delle sofferenze, dei timori e talvolta delle paure dei lavoratori verrà sempre continuato a fare in modo che la gente non ne sappia quasi nulla. Ogni lavoratore che muore a causa delle mancate predisposizioni dei dispositivi di sicurezza individuali, non potrà mai più raccontare le sue sofferenze e il terrore precedenti alla morte! Sono fatti al silenziatore da brivido. Questo fa comodo a tutti quei criminali che assomigliano a sadici serial Killer, protetti da forze politiche che a questo punto, a mio avviso, sono persino indegne di rappresentare il Paese! Corruzione politica? Tutto, dopo ogni vittima sul lavoro si mette sistematicamente a tacere, quasi come che si volesse equiparare ogni criminale che ha procurato sofferenza dolore e/o morte al lavoratore, ad un eroe negativo da proteggere! A questo punto e su queste basi rassicuranti per i responsabili, le morti bianche continueranno sempre ad accadere senza né freno né fine! Una volta non potevo crederci ma oggi ho oltre  dieci anni di constatazioni, su chi è vittima sul posto di lavoro, di azioni criminali fatte passare sistematicamente inosservate, sino a produrre altissimo rischio di morte sulla vittima! Attualmente vi è una maggiore corsa all’arricchimento e senza scrupoli viene cercato il successo puntando su violenza, sesso, droga e morbosità varie, dando con farse di facciata, persino idee, spunti ed esempi attraverso il cinema e la televisione, e qui, si collegano storie con l’attualità, coinvolgendo figure di mafiosi e contrabbandieri di droga, politici corrotti e mercanti di schiavi che causano la morte. Quale differenza tra ‘fiction e realtà’? Ci sono comunque inconfutabilmente situazioni di violenza indiscriminata sul lavoro, e personalmente ho avuto riscontri oggettivi, che certe ulteriori torture psico-fisiche causate premeditatamente alla persona già vittima di reati penali, fanno parte di una strategia del terrore, verosimilmente per spaventare e poi impedire di parlare alla vittima, che sa troppo del crimine che gli è stato fatto subire sul posto di lavoro. Difatti oggi c’è chi sa, ma non può parlare a nessuno, perché viene tolta la parola con uno sporco e inimmaginabile silenzio stampa  e non solo.

Serve per dare delle risposte hai lavoratori e cercare di arginare quando più possibile il prolungarsi di queste morti bianchi.







Gruppo di lavoro ‘LAVOCE’





Sarei Felice e lieto di Rispondere

ad un tuo e di chiunque voglia scrivere un commento sul

Tema Sicurezza nei Posti di Lavoro.

Grazie

 

 

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IDEE INNOVATIVE NEL MONDO SINDACALE

RELAZIONE TECNICA – COME MIGLIORARE  IL SINDACATO

Il Gruppo di lavoro settore Costruzioni vi illustrano la Relazione Tecnica venuta fuori da una attenta analisi dai vari componenti dello stesso gruppo di lavoro in una riunione, emerge che bisogna portare alla luce argomenti che meritano un dibattito, e per questo noi abbiamo fatto la seguente relazione tecnica, ma  grazie a  Lo Forte Giovanni,  Garofalo Salvatore, Musso Salvatore, Sessa Roberto, Garofalo Vincenzo che mi hanno coinvolto dandomi degli stimoli maggiori per questo siamo andati oltre, scavando in quei punti dove le problematiche che riguardano il settore costruzioni e la vita in esso che si vive quotidianamente nei vari cantieri e in tutti quei settori che il nostro contratto collettivo nazionale di lavoro prevede.

 

IL FUTURO INSIEME

Cari Amici,  la vita sindacale deve essere vissuta come un momento particolarmente intenso d’analisi e proposte. Sicuri che ogni iscritto ha la certezza di far parte di una Grande Organizzazione dalle enormi potenzialità che vuole e può continuare a crescere. Io definisco La Filca Cisl il Sindacato della porta accanto che su ogni campo  in cui opera, anche se irto d’ostacoli, riceve molti consensi da parte di tutti, aumentando gli iscritti all’interno della classe operaia e non solo, sapendo utilizzare  con oculatezza  le risorse economiche, tale risorse vengono utilizzate nella ricerca di strumenti innovativi, e non per affrontare  campagne PUBBLICITARIE, ciò non toglie che la nostra forza è lavorare con umiltà e nell’interesse di tutti, senza alcuna distinzione. La nostra politica sindacale è l’attività nei territori, l’azione nelle fabbriche e negli uffici, i percorsi formativi, i servizi a tutti i lavoratori, tutto ciò che parla di CISL e che di essa ne dà il segno nella società che ci circonda sono la testimonianza vitale della nostra energia.

Io credo che il Sindacato deve darsi una scossa al suo interno, e rimodellare la classe dirigenziale favorendo l’ingresso di giovani, con idee innovative, poiché dobbiamo confrontarci con un sindacato dalla figura sempre più europea.



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Io credo che ci sia bisogno di una ricetta alternativa, a quella fatta della politica del governo.
”Io sostengo che, sia i sindacati, e gli imprenditori: devono rilanciare la competitività, puntare sulla ricerca, sulla formazione, sulle infrastrutture, sul mezzogiorno. Non vedo che il governo abbia una politica alternativa; ricordo che ha fatto poco o nulla, promettono tanto, ma poi, in realtà non fa niente di tangibile. ” Bisogna azzerare la classe politica ormai obsoleta  e al suo interno vi sono ancora i vecchi papponi, che non vogliono mollare il malloppo.

UN GRIDO DI RABBIA:

PER UN SENTIERO NUOVO TRA LA CLASSE OPERAIA , IL SINDACATO E LA POLITICA

 

DIAMO VOCE AL SETTORE EDILIZIA

Vi voglio ricordare che il settore dell’Edilizia è il volano di una buona fetta dell’economia Nazionale, è un punto cardine che fa muovere parallelamente altri settori indispensabili all’economia stessa. La Sicilia può diventare punto nevralgico per il Mediterraneo, non solo sfruttando i porti ma creare una vera autostrada del mare, ma le infrastrutture che adesso risultano insufficiente o addirittura inesistenti, invece di dannarsi l’anima con il ponte sullo stretto, bisognerebbe avere il coraggio di  spendere tale risorse per la creazione di infrastrutture adeguate per l’intera Sicilia, e sono convinto che per buona metà delle risorse si potrebbe investire per  il turismo con un sviluppo socioeconomico, in cui ne trarrebbero benefici tutte le famiglie siciliane e non solo. E’ anche vero che vi sono dei lati oscuri in questo settore, mi sembra come se qualcuno vorrebbe soffocare o addirittura tagliare le ali all’edilizia a carattere Nazionale, Regionale, Provinciale e locale. Riscontro che spesso si parla di questo settore, quando tira aria di crisi, oscurando le lagune vere che si nascondano al suo interno. Cari, a voi amiche e amici, dico che abbiamo l’obbligo di far sentire con Forza la nostra Voce, tramite una forte collaborazione del Sindacato, scendendo in piazza se è necessario, perchè vi voglio illustrare, e farvi toccare con mano alcuni punti fondamentali, che spesso sono trascurati, o meglio dire dai governi e di riflesso con mille ragioni anche dal sindacato con leggerezza trattati.

 

CONTRATTI A TERMINE

I Governi hanno creato un sistema lavorativo chiamato tra virgolette flessibile ma che, di fatto, è solo precariato, in pratica tutti occupati con contratti a termine, quindi senza alcuna certezza, ma facendo un’attenta analisi di questo lavoro flessibile emerge che i precari e gli immigrati corrono il rischio che questi lavoratori già con pochi diritti ma oggetto d’attenzione clientelare, esistenzialistiche, d’opportunità politica elettorale, dopo ogni  elezioni vengono ‘ABBANDONATI A SE STESSI ‘. Dobbiamo cambiare le regole se vogliamo spiccare il volo per una crescita competitiva al cospetto dell’Europa dove noi ci riconosciamo e ci confrontiamo ogni giorno.

Una crescita pari quasi allo zero, non solo nel creare nuove famiglie, automaticamente vengono meno le nascite, e quindi vi è un rallentamento dell’economia stessa. Le assunzioni fatte con contratti a termine, come in diversi settori, perchè ci vogliono far credere che con questi contratti si taglia la disoccupazione, ma si aumenta a dismisura il precariato, in pratica sulla carta tutti noi siamo con il posto di lavoro, ma nella realtà siamo tutti disoccupati. In questo specifico settore si crea un contratto che, di fatto, e solo un ricatto, tra il datore di lavoro e l’operaio, perchè ci rende schiavi all’interno dell’imprenditoria stessa, così facendo si vuole condurre la classe operaia a non essere iscritta a nessun sindacato, questo è una vera Vergogna. Dobbiamo battere i pugni sul tavolo, quando sentiamo che vogliono toccare la nostra Costituzione, perchè ci annullano ogni forma di diritto Sacrosanto.

 

ACCRESCERE LA SICUREZZA E LA SALUTE DEI LAVORATORI NEI CANTIERI

Voglio lanciare un Grido di Rabbia sull’argomento della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori sul posto di lavoro, è anche vero che si è fatto tanto, ma in realtà sembra tanto poco, perchè le statistiche indicano un incremento d’Infortuni e di Mortalità nei posti di lavoro, ci voglio delle leggi più chiare e dei controlli più qualificati, con una maggior informazione e formazione dei lavoratori stessi. Anche se si è creata la figura delle L’RLS figura nata con il Dlgs 626/94, normalmente individuata all’interno dell’RSU, dopo un corso di formazione di 32 ore (poche) si trova a dover affrontare il problema sicurezza e salute nei vari luoghi di lavoro solo e soltanto con le proprie forze,confrontandosi nella maggior parte dei casi con un datore di lavoro che percepisce la sicurezza e salute dei lavoratori, non come un investimento sul futuro dei propri dipendenti, ma solo come un mero costo aggiuntivo che la legge impone, secondo me questa figura deve più sostenuta da parte del Sindacato.

 Noto una netta differenza tra l’edilizia industriale ove la sicurezza è più marcata, e dove si utilizzano gli strumenti e le attrezzature infortunistiche, anche se spesso i datori di lavoro trovano delle vie di fuga. Nel campo dell’edilizia civile quando detto sopra viene ancor meno, vi è una netta mancanza d’applicazione in materia di Sicurezza e salute dei lavoratori, in quando i datori di lavoro applicano con netta sufficienza gli strumenti per la sicurezza, e i lavoratori quasi sconoscono gli strumenti e le attrezzature infortunistiche. Chiedo alla classe operaia in primo luogo di denunciare al Sindacato ogni forma d’abuso o di sottrazione d’informazione, e applicazione delle leggi in materia di Sicurezza e Salute dei lavoratori stessi. Voglio che il Sindacato s’impegni a vigilare facendo un monitoraggio costante nei vari cantieri, per far sì che non si deve mai abbassare la Guardia in materia di Sicurezza.

 

QUALIFICHE PROFESSIONALI

 

Voglio su questo punto fondamentale che è quello delle qualifiche professionali nel mondo del lavoro nel settore edilizio, dove non vi è una regola chiara, è nessun contratto provinciale o nazionale prevede gli avanzamenti di qualifica, quindi è a coscienza, o descrizione dell’azienda, ma la stessa in molti casi non lo ritiene opportuno procedere agli avanzamenti di qualifica, rispondendo ai lavoratori che i costi per l’azienda sono elevati, il lavoro è precario, quindi concludono con un nulla di fatto. Ho fatto una mia personale ricerca sia tramite internet, che con dei lavoratori del settore, con assunzione cinquenni, e decennali, il mio risultato è stato di un rabbia, perchè in diverse aziende sono assunti lavoratori manovali per il 60%, il 25% qualificati, e il restante 15% specializzati, quindi la maggior parte dei lavoratori resta manovale fino alla chiusura della carriera stessa, questo è veramente inammissibile. Io assicuro che il 60% dei manovali è personale qualificato e specializzato, purtroppo soffocato dal ricatto fatto dal datore di lavoro al momento che si stipula il contratto. Bisogna fare una battaglia spietata su ogni forma di ricatto che subisce purtroppo passivamente i lavoratori, e dare la giusta professione che ogni lavoratore con impegno sul campo fa l’accrescere dell’economia aziendale.

 

DARE VOCE AI LAVORATORI ANCHE ATTRAVERSO IL WEB

 

Oggi vi è la necessità di dare voce ai lavoratori attraverso il web e da li costruire percorsi telematici, perchè il mondo di Internet è entrato con Forza all’interno di ogni famiglia, quasi come un obbligo  scolastico, ma con rammarico vedo che poco utilizzato nei vari settori produttivi della classe operaie, il Sindacato deve attrezzarsi affinchè ogni suo iscritto possa comunicare e interagire con questo potente mezzo che in realtà annulla ogni forma di distanza anche se è un avvicinamento virtuale, ma può e da sicuramente delle risposte certe e rapide agli stessi iscritti.

Io insieme al gruppo di lavoro abbiamo creato una pagina web, Vi Presento il Nostro SpazioBlog, LAVOCE si proprio la voce perchè la nostra voce deve entrare ad ogni costo e con ogni mezzo e allo stesso contempo frantumare i Palazzi di Vetro.Si proprio nostro perchè da oggi noi tutti abbiamo l’obbligo di confrontarci e comunicare assieme per affrontare le problematiche e trovare vie e idee per vivere la vita in modo più spontaneo.

 

 

PROPOSTE E ANALISI DI MODIFICA DELLA TABELLA A SETTORE COSTRUZIONI

La federazione Nazionale delle costruzioni Proposte di modifica della tabella A del D.Lgs. 11 agosto 1993, n. 374

Nell’ambito contratti di competenza della Federazione delle Costruzioni (Edilizia,

Cemento, Legno e arredo, Lapidei e Laterizi) possono definirsi come particolarmente

usuranti le seguenti attività lavorative:

– Lavori in galleria, cava o miniera

– Lavori espletati direttamente dal lavoratore in spazi ristretti: all’interno di condotti,

di cunicoli di servizio, di pozzi, di fognature, di serbatoi, di caldaie

– Lavori in altezza: su scale aeree, con funi a tecchia o parete, su ponti a sbalzo,

su ponti a castello installati su natanti, su ponti mobili a sospensione. A questi

lavori sono assimilati quelli svolti dal gruista, dall’addetto alla costruzione di

camini e dal copritetto

– Lavori in cassoni ad aria compressa

– Autisti di mezzi rotabili di superficie

 Lavori di asportazione dell’amianto da impianti industriali, da carrozze ferroviarie

e da edifici industriali e civili.

Edilizia

Il settore edile è caratterizzato dalla preponderanza dei lavori faticosi, pericolosi e fisicamente usuranti che è impossibile continuare oltre una certa età (anche per un altissimo rischio di infortuni). Salire e scendere per 30 o più anni dalle impalcature, sotto le intemperie, portando dei pesi, sottoposti a forti sollecitazioni acustiche e a vibrazioni, rendono poco praticabile la presenza dei lavoratori edili oltre i 50 anni di età. Il settore detiene inoltre il triste primato per numero di incidenti sul lavoro che si attestano a circa 110.000 l’anno (30% degli incidenti del settore industria).

L’incidenza degli incidenti comporta un’alta probabilità che un lavoratore possa incorrere in più incidenti lavorativi nel corso della propria attività, con conseguenze psicofisiche di natura usurante. Anche per le malattie professionali il primato; è detenuto dal settore edile con circa 3.000 casi l’anno (30% circa del settore industria). Se osserviamo inoltre la distribuzione degli addetti nel settore per classe di età, possiamo verificare che superati i 50 anni, il numero degli addetti decresce sensibilmente, segno inequivocabile della impossibilità di continuare a lavorare in edilizia oltre questa età. Considerato che tutti gli indici mostrano che lavorare in

edilizia è particolarmente gravoso e quindi usurante, sarebbe auspicabile una

soluzione di accompagnamento alla pensione per i lavoratori del settore adibiti alle lavorazione più impegnative e gravose. Nondimeno, nelle more di una soluzione più ampia, si propone quantomeno l’inserimento dei lavori già definiti disagiati ai sensi dell’articolo 24 del CCNL e non compresi nella tabella A, quali: lavori eseguiti sotto la pioggia o neve quando le lavorazioni continuino oltre la prima mezz’ora lavori eseguiti con martelli pneumatici demolitori non montati su supporti (limitatamente agli operai addetti alla manovra dei martelli).

 

 

LE NOSTRE CONCLUSIONI

Noi vogliamo concludere questa nostra relazione tecnica dicendo che il sindacato non deve avere Governi amici o simpatici, ma deve avere il rispetto delle regole e il rispetto nei confronti dei propri iscritti, perchè non è ammissibile che i lavoratori servono solo come comparse negli scioperi o nelle lotte, e dopo nei tavoli che contono il sindacato non sa esprimere o fa finta di non sapere perchè l’interlocutore che ha davanti e un amico o un simpatico che con i suoi modi ti sa trasmettere il  suo sorriso, quindi non portiamo a casa una vittoria netta per i nostri iscritti, ma una sconfitta cocente e vergognosa e questo fa capire che il sindacato se non si rimodella e cambia pelle, e ritorna al suo origine, nel prosieguo di pochi anni o il sindacato sarà Inghiottito dalla classe dirigenziale e dai Governi, o sarà dai lavoratori stessi smantellato in ogni sua forma!!  Io come molti di voi sono tra quelli che ancora oggi crede in un sindacato dove lo  stesso ha l’obbligo di far sentire la voce abbattendo ogni forma di barriera, e non accettando compromessi squallidi, o che possono mettere a rischio il lavoro di ogni iscritto.

Il Gruppo di lavoro che ha contribuito alla relazione tecnica

Lo Forte Giovanni

Garofalo Salvatore

Musso Salvatore

Sessa Roberto

Garofalo Vincenzo


 

 


Angelo Bazzano e il Gruppo di Lavoro ‘LAVOCE’

 

 

 

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AVIS LA DONAZIONE A UN PASSO VERSO NUOVI ORIZZONTI

V I S

ASSOCIAZIONE VOLONTARI ITALIANI DEL SANGUE


Città Giardino Via Genova, N° 1

      96010 Melilli ( SR)

SE DONI SI VEDE. . . SE NON DONI NON CREDI IN NOI

New message:

AVVISO IMPORTANTE PER TUTTA LA CLASSE OPERAIA SETTORE INDUSTRIA DI VOLER FARE UN GESTO DI SOLIDARIETA’

NOI TUTTI DOBBIAMO FAR SENTIRE LA NOSTRA PRESENZA COME NOI SAPPIAMO FARE NELLE GRANDI MANIFESTAZIONE DI PIAZZA

ADESSO  TI CHIEDIAMO DI SCENDERE IN CAMPO INDOSSANDO LA MAGLIA DELL’AVIS

INSIEME POSSIAMO E DOBBIAMO FARE UNA GOLEADA DI DONAZIONI.

ACCENDIAMO LA LUCE  DI SPERANZA A QUELLE PERSONE CHE CON IL TUO SEMPLICE GESTO POTRA’ RICOMINCIARE A SORRIDERE.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI DOMENICA GIORNO 9 SETTEMBRE PRESSO I LOCALI AVIS DI CITTA’ GIARDINO

PER CHI E’ LA PRIMA VOLTA CHE DONA VERRA’ FATTO UN PRELIEVO DI CONTROLLO(C.P.D.).

MA LA STRAORDINARIA RACCOLTA DOVE VOI SIETE I PROTAGONISTI SI SVOLGERA’ GIORNO 14 SETTEMBRE ALLE ORE 8.00 PRESSO LA SEDE AVIS DI CITTA’ GIARDINO.

VI PORTIAMO A CONOSCENZA CHE SARA’ CURA DELL’ AVIS FARE I PERMESSI A TUTTI I LAVORATORI DONATORI AFFINCHE’ VENGA RETRIBUITA LA GIORNATA LAVORATIVA DA PARTE DELL’AZIENDA.

I Tuoi Amici Sono Nostri Amici, I Nostri Amici Sono Anche Amici Tuoi.

Grazie di Cuore lo Staff Tecnico e il Suo Presidente ti stringono la Mano Sei il Benvenuto nel Nostro Mondo.

 IL segretario Amministrativo

Lantieri Giuseppe

I Consiglieri Anfusa Luigi e Zanelli Caterina

Il Presidente

Coppola Giuseppina

Vice Presidente

Gambacorta Francesco


                                                                                                      

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ELENCO DEI RIGASSIFICATORI NEL MONDO:

Elenco dei rigassificatori nel mondo:

Terminali LNG

Nazione

Località

Compagnia

Capacità di stoccaggio in m3

Europa

Belgio

Zeebrugge

Fluxis

261.000

Francia

Fos sur mer

Gaz de France

150.000

Francia

Montoir de Bretagne

Gaz de France

360.000

Grecia

Revithoussa

DEPA

130.000

Italia

Panigaglia

GNL Italia – ENI

100.000

Portogallo

Sines

Transgas

240.000

Spagna

Barcellona

Enagas

540.000

Spagna

Huelva

Enagas

160.000

Spagna

Cartagena

Enagas

270.000

Spagna

Bilbao

Repsol, BPAmoco, EVE, Iberdrola

300.000

Spagna

Sagunto

Oman Oil, Unión Fenosa, Iberdrola, Endesa

300.000

Spagna

Ferrol

Xunta de Galicia, Endesa Generación, Unión Fenosa Gas, Grupo Tojeiro, Caixa Galicia, Sonatrach, Banco Pastor, Caixanova

300.000

Turchia

Marmara Ereglisi

Botas

255.000

Turchia

Aliaga

Egegaz

280.000

Regno Unito

Isola di Grain

Grain LNG Limited

200.000

Regno Unito

Milford Haven

Dragon LNG

*

Asia

India

Dahej

Petronet LNG Ltd

320.000

Giappone

Shin Minato

Sendai Gas

80.000

Giappone

Higashi Niigata

Tohoku Electric

720.000

Giappone

Futtsu

Tokyo Electric

860.000

Giappone

Sodegaura

Tokyo Electric, Tokyo Gas

2.660.000

Giappone

Higashi Ohgishima

Tokyo Electric

540.000

Giappone

Negishi

Tokyo Electric, Tokyo Gas

1.250.000

Giappone

Sodeshi

Shimizu LNG, Shizuoka Gas

177.200

Giappone

Chita Kyodo

Chubu Electric, Toho Gas

300.000

Giappone

Chita LNG

Chita LNG, Chubu Electric, Toho Gas

640.000

Giappone

Yokkaichi LNG Center

Toho Gas

320.000

Giappone

Yokkaichi Works

Chubu Electric

160.000

Giappone

Kawagoe

Chubu Electric

480.000

Giappone

Senboku

Osaka Gas

180.000

Giappone

Senboku II

Osaka Gas

1.510.000

Giappone

Himeji

Osaka Gas

520.000

Giappone

Himeji Joint

Osaka Gas, Kansai Electric

1.440.000

Giappone

Hatsukaichi

Hiroshima Gas

170.000

Giappone

Yanai

Chuboku Electric

480.000

Giappone

Ohita

Ohita LNG, Kyushu Electric Kyushu Oil, Ohita Gas

460.000

Giappone

Tobata

Kita Kyushu LNG, Kyushu Electric, Nippon Steel

480.000

Giappone

Fukuoka

Saibu Gas

70.000

Giappone

Kagoshima

Kagoshima Gas

36.000

Giappone

Chida Midorihama

Toho Gas

200.000

Corea del Sud

Pyeong Tael

Kogas

1.000.000

Corea del Sud

Incheon

Kogas

1.280.000

Corea del Sud

Tongyeong

Kogas

980.000

Corea del Sud

Gwangyang

POSCO

200.000

Taiwan

Yung-An

CPC

430.000

Nord America

Stati Uniti

Everett

Distrigas, Tractebel

160.000

Stati Uniti

Cove Point

Dominion

370.000

Stati Uniti

Elba island

Southern LNG

190.000

Stati Uniti

Lake Charles

CMB Energy

285.000

Stati Uniti

Gulf Gateway Energy Bridge

Excelerate

*

America centrale

Repubblica Dominicana

AEB Los Mina

AEB Corporation

160.000

Porto Rico

EcoElectricta

Edison Mission, Energy, Gas Natural

160.000

* Rigassificatori attualmente in costruzione

La tabella illustra chiaramente come il paese con il maggior numero di rigassificatori sia il Giappone ma questo non è certamente un caso. Infatti questo paese non avendo fonti energetiche primarie (i.e. petrolio, gas naturale, carbone) è costretto ad importare dall’estero tali combustibili e visto che le particolari condizioni geologiche della regione non permettono la costruzione di gasdotti ecco che da tempo il paese asiatico ha puntato sull’utilizzo del GNL come mezzo di approvvigionamento di gas naturale. Il Giappone ha scommesso sulla tecnologia del GNL anni prima di molti altri paesi proprio in virtù della sua forte dipendenza energetica. Diversamente la gran parte degli altri paesi che hanno rigassificatori hanno iniziato a costruirli in tempi più recenti, quando cioè a causa dei crescenti costi del petrolio e dello sviluppo della tecnologia GNL questa tecnica è diventata conveniente nei confronti del trasporto attraverso gasdotto.

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LA FILCA CISL UNISCE I LAVORATORI X I DIRITTI DEI LAVORATORI – SENZA COLORE POLITICO



 LA  FILCA CISL UNISCE I LAVORATORI 


X


 I DIRITTI  DEI LAVORATORI – SENZA COLORE POLITICO

LAVORANDO VALE IL DOPPIO!!!!!!!




NOI DELLA FILCA CISL SIAMO CON VOI LAVORATORI

 E LA VOSTRE FAMIGLIE

*
***************************************************************

AMICO LAVORATORE !!!

UNITI SI COMBATTE
UNITI SI CREANO IDEE NUOVE
UNITI SI CONTRATTA
UNITI SI VINCE!!!!!!
UNISCI ANCHE  TU COME GLI ALTRI ALLA FILCA CISL
PIU’ UNITI PIU’ FORTI
PIÙ CISL.
GLI EDILI SIAMO UNA RISORSA X IL PAESE
CON NOI SI MUOVE L’ECONOMIA DEL PAESE!!!!!
****************************************************************
NOI DELLA CISL NON SCIOPERIAMO E NON SCENDIAMO IN PIAZZA SENZA MOTIVO REALE.

LA FILCA CISL E CON I LAVORATORI E NON SCIOPERA!!!!!
LA FILCA CISL SI CONFRONTA CON I LAVORATORI PER UN SINDACATO LIBERO, UNITO E SOLIDALE CON LE FAMIGLIE DEI LAVORATORI
LAFILCA CISL LOTTA INSIEME AI LAVOTARORI PER IL DIRITTO PRIMARIO IL LAVORO SENZA SCENDERE IN PIAZZA MA CON IL DIALOGO E APRENDO I TAVOLI DI TRATTATIVA SIA NELLE IMPRESE E CHE NE GLI ORGANI COMPOTENTI.

LA FILCA CISL LOTTA A FIANCO AI LAVORATORIE LE LORO FAMIGLIE

OGNI LAVORATORE HA DIRITTO DI ESPRIMERE  LA PROIPRIA IDEA SENZA ESSERE CONDIZIONATO DALLA POLITICA CHE SIA DI DESTRA O DI SINISTRA.
NOI DELLA FILCA CISL RISPETTIAMO LE IDEE POLITICHE DI TUTTI GLI ISCRITTI!!!!!!!!!!!
ALL’INTERNO DEL SINDACATO FILCA CISL LA NOSTRA MAGLIA  E SOLA QUELLA DELLA CISL IN OGNI CATEGORIA  A SOSTEGNO DI TUTTI
E X I DIRITTI DI TUTTI GLI ISCRITTI E ANCHE AI NUOVI ISCRITTI
DI OGGI E DI DOMANI!!!!!!!


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RIGASSIFICATORI DANNOSI, PERICOLOSI, INUTILI! RIGASSIFICATORI A GO-GO, TANTO PAGA LO STATO!

RIGASSIFICATORI A GO-GO, TANTO PAGA LO STATO!

RIGASSIFICATORI DANNOSI, PERICOLOSI, INUTILI!

La campagna del gas

I primi ”colpi” li abbiamo potuti leggere per ora solo sulla stampa economica e

finanziaria, ma la campagna d’inverno sul fronte del gas è ormai cominciata. Ai

primi cenni di freddo un po’ intenso sono partite le rituali manovre allarmistiche sulla

crisi del gas, finalizzate, sostanzialmente, a giustificare la costruzione dei

rigassificatori. Fino all’anno scorso di questi tempi nessuno sapeva neppure cosa

fossero. Invece, dopo mesi di martellante campagna mediatica, oggi vengono citati

normalmente nei discorsi e negli articoli di politici e addetti ai lavori come impianti di

cui è ineluttabile la costruzione.

Cosa sono i rigassificatori

I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL, Gas naturale liquefatto,

composta dagli impianti di liquefazione, dalle metaniere che trasportano il GNL e,

appunto, dai rigassificatori. In estrema sintesi, si può dire che il gas viene

liquefatto negli impianti situati nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad

una temperatura di circa – 161 gradi, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei

paesi consumatori. Oggi ci sono al mondo solo 17 impianti di liquefazione contro

51 rigassificatori. A causa di questo squilibrio gli impianti di liquefazione lavorano al

95% della loro potenzialità, mentre i rigassificatori vengono impiegati fra il 35 e l’80%

della propria potenzialità. I rigassificatori possono essere installati a terra, solitamente

vicino a installazioni portuali, oppure in mare (offshore), su piattaforme fisse o su navi,

opportunamente modificate, collegate con tubazioni alla terra ferma. Per la verità di

rigassificatori ”on board” in grado di ricevere, stoccare e rigassificare il gas scaricato

dalle metaniere, non ne esiste neppure uno; ne vengono presentati solo progetti per

ora mai realizzati.

Chi paga gli impianti di rigassificazione

I costi di costruzione dei rigassificatori sono notevoli, valutati dai 300 ai 500 milioni di

euro. Il rischio dell’investimento è evidentemente elevato, ma pochi sanno che per

incentivare la costruzione di questi gingilli lo Stato italiano è intervenuto garantendo la

copertura di gran parte dei costi. Insomma, grazie alla delibera 178 emanata

dall’Autorità per l’energia nell’estate 2005 ”per aiutare la competizione”, lo Stato

italiano ha incentivato la costruzione di rigassificatori azzerando di fatto il

”rischio di impresa” per le società che vogliono entrare nel business del GNL.

All’interno di questa delibera l’Autorità per l’energia ha infatti inserito (articolo 13,

comma 2) un ”fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo

dell’impianto la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi

fissi del terminale, che a loro volta costituiscono circa il 95% dei costi dell’impianto.

Così, se le società che gestiscono il terminale non riusciranno ad avere il GNL, cosa

che (come abbiamo visto) è molto probabile dato che l’offerta è molto minore della

domanda, interviene lo Stato italiano prelevando i soldi dalle bollette dei consumatori

finali, cioè dai cittadini. A queste condizioni le banche sono prontissime a

finanziare tutti i progetti, che infatti proliferano lungo tutte le lunghissime

italiche coste e attirano ”investitori” italiani ed esteri in gran numero. Tanto paga

Pantalone.

Le tariffe gonfiate

Ma non è finita. Al servizio di rigassificazione si applicano le tariffe fissate dall’Autorità

dell’energia. Per esempio, l’impianto di Panigaglia, l’unico attualmente esistente in

Italia, immette in rete gas al costo di 0,3 centesimi di euro al metro cubo. Ma questo

non potrà essere il prezzo del gas dei rigassificatori di nuova costruzione; dovendo

coprire anche l’ammortamento dei costi di costruzione, esso dovrà arrivare a 1,3 / 2

centesimi di euro al metro cubo. Il gas dei nuovi rigassificatori sarebbe così fuori

mercato se non intervenisse ancora lo Stato italiano che, grazie alla citata

delibera dell’Autorità per l’energia, si accollerà, per meglio dire scaricherà sui

cittadini attraverso le bollette, le differenze di costo. Tanto paga Pantalone.

Lo sperpero del gas

Ma non basta. La filiera del GNL è un colabrodo, nel senso che solo l’85% del gas

estratto nei paesi produttori arriva ai consumatori finali. Questo perché, mediamente, il

12% viene consumato negli impianti di liquefazione (pensate: più di un decimo

dell’intero quantitativo), il 2% viene usato dai rigassificatori per riscaldare e far passare

il gas allo stato aeriforme e l’1% utilizzato dalle metaniere in giro per il mondo.

I danni ambientali, la pericolosità e l’inutilità dei rigassificatori

Ce n’è abbastanza per tirare alcune semplici conclusioni:

• I rigassificatori sono impianti inquinanti perché emettono in atmosfera sostanze

contaminanti e utilizzano per il processo di riscaldamento del gas masse enormi di

acqua che poi rilasciano nella zona circostante con effetti dannosi sull’ambiente

marino.

• I rigassificatori sono impianti pericolosi, come hanno dimostrato gli incidenti di

Cleveland (USA) nel 1944 e di Skikda (Algeria) nel 2004, tanto più se utilizzano

tecnologie non sufficientemente provate prima, come quelle utilizzate dagli impianti

offshore.

• I rigassificatori sono impianti inutili perché l’Italia è praticamente circondata dai

principali bacini mondiali di produzione (Russia, Medio Oriente, Nord Africa, Mare

del Nord); può quindi ricevere, se necessario, ancor più gas da molte zone tramite il

potenziamento dei gasdotti già oggi funzionanti e la costruzione di nuovi gasdotti,

già in progetto.

Le conclusioni economiche

L’operazione ”rigassificatori” si configura sul piano strettamente finanziario, alla luce di

quanto sopra visto, come un massiccio trasferimento di denaro, con il beneplacito

dello Stato, dalle tasche dei cittadini italiani a quelle degli investitori italiani e

stranieri.

PER SAPERNE DI PIU’ – WWW.OFFSHORENOGRAZIE.IT

Dietro l’ubriacatura di rigassificatori e metanodotti

L’ITALIA COME PIATTAFORMA DI TRANSITO DEL GAS

Costruire rigassificatori non è una necessità per evitare di rimanere al buio e al freddo

ma solo una scelta politica ed economica tesa a fare dell’Italia una piattaforma di

transito del gas verso i paesi del centro-nord Europa. Dietro i rigassificatori ci sono

gli interessi dei gruppi economici e dei loro sponsor politici che vogliono

guadagnare sul business del gas, considerato come la materia prima in grado di

sostituire nel breve periodo il petrolio nella generazione di elettricità, ma soprattutto sul

business della costruzione di infrastrutture (rigassificatori e gasdotti) da utilizzare nel

crescente mercato del gas.

Una quantità pazzesca di gas

Anche se noiose, alcune cifra vanno date. Nel 2005 l’Italia ha consumato circa 86

miliardi di metri cubi di gas, di cui circa 73 miliardi importati. Secondo stime

governative (da prendersi quindi con le dovute cautele perché sicuramente gonfiate)

nel 2010 la necessità salirà a 100 miliardi che tenendo lo stesso ritmo di crescita

potrebbero diventare 115 miliardi nel 2015. Facciamo due conti anzi facciamoli fare

a chi se ne intende, Il Sole – 24 ore del 8/9/2006. Con gli attuali progetti si dovrebbero

avere nel giro di 4/5 anni: 95,5 miliardi di metri cubi grazie ai nuovi rigassificatori

(attualmente ci sono 11 progetti ma l’ENI ne presenterà uno o due entro un paio di

mesi), 13 miliardi di metri cubi dovuti al potenziamento dei gasdotti da Algeria, via

Tunisia, e dalla Russia; 20 miliardi dai gasdotti in costruzione (IGI dalla Grecia) e in

progetto (GALSI dall’Algeria via Sardegna e Toscana). In tutto, entro il 2011

arriveranno in Italia la bellezza di circa 128,5 miliardi di metri cubi di gas che si

aggiungeranno ai 73 miliardi già oggi importati e alla produzione nazionale, diciamo

altri 10 miliardi. Il totale è di 211,5 miliardi di metri cubi di gas! Per di più in un

documento realizzato dalla ”cabina di regia” governativa spuntano altri due gasdotti

per ora da definire, uno dall’Albania e uno dall’Austria, per un totale di altri 8 miliardi di

metri cubi.

La situazione è quindi paradossale: contro una richiesta valutabile al 2015 in 115

miliardi il governo si prepara a realizzare gasdotti e rigassificatori che

assicurerebbero un quantitativo quasi doppio di gas! Anche nell’ipotesi portata

avanti dalla ”cabina di regia” (realizzazione di ”solo” 5 rigassificatori per un totale

stimato di circa 35 miliardi di metri cubi) ci si troverebbe comunque di fronte ad una

quantità di gas molto superiore alle necessità italiane.

Bersani e la ”vocazione” italiana

Molto realisticamente l’amministratore delegato di Edison, Quadrino ha ammesso in

un’intervista che ”per il 2008/2010 avremo gas per quanto ce ne serve, dopo il 2010

avremo più gas di quello che ci serve” (Il Giornale, 1/9/2006) Ma allora che farne di

questo gas? Venderlo all’estero, naturalmente. ”Il governo italiano ha avviato i primi

colloqui con i paesi europei che non hanno sbocchi sul mare per mettere a punto una

struttura comune di approvvigionamento” (Finanza mercati del 26/7/2006). Bersani,

sempre lui, vorrebbe coinvolgere i paesi del centro Europa (Repubblica Ceca, Austria,

Svizzera, Slovacchia e Ungheria) nell’ambito di una politica europea ”in base alla

quale valorizzare la vocazione dei singoli paesi. In tale ottica, spiega Bersani, l’Italia

potrebbe occuparsi dell’approvvigionamento del gas grazie alla sua posizione

geografica” (Idem). Ecco il punto centrale della questione. E’ il famoso ”hub”, lo

snodo del gas, di cui hanno iniziato a parlare i ministri del centro-destra e che ora è

diventato il cavallo di battaglia di quelli del centro sinistra, fatto di rigassificatori e di

gasdotti su cui transiterà il gas destinato a mezza Europa.

Con la scusa di garantire la diversificazione dell’approvvigionamento del gas, in modo

da non dipendere da ”pochi” produttori (essenzialmente i ”pericolosi” algerini e russi),

si vogliono costruire i rigassificatori che, per assurdo, rischiano di non avere neppure il

gas naturale liquefatto da lavorare visto che attualmente esistono nel mondo solo 17

impianti di liquefazione contro 50 rigassificatori (di cui uno in Italia, quello di

Panigaglia, La Spezia), molti dei quali funzionano al 30% della loro potenzialità proprio

a causa di mancanza di materia prima.

Per concludere: le classi dominanti italiane cercano di ripetere gli errori fatti negli

anni ’50 e ’60 del secolo scorso quando il territorio fu devastato da decine di

raffinerie che inquinarono le zone costiere per rifornire di benzina i paesi

europei. Oggi si vorrebbe ripercorrere le stessa strada costruendo rigassificatori

e gasdotti in spregio della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Ma i

tempi sono cambiati…

LE AMICIZIE PERICOLOSE DI LEGAMBIENTE

”Il rischio vero è che ci siano meno rigassificatori di quelli che servono. La scommessa è invece farne di

più” ha dichiarato con una faccia tosta degna di miglior causa Ermete Realacci, deputato della Margherita e

presidente onorario di Legambiente (Il velino, 22/8/2006). La posizione di questa tristemente famosa

associazione ambientalista è fin troppo chiara: in un comunicato dell’11 giugno 2006 la sua Direzione

nazionale ”rifiuta radicalmente l’idea di una opposizione generalizzata contro i rigassificatori” e richiama

all’ordine i circoli e gruppi locali ”che non possono in alcun modo prestare il fianco a iniziative di questo

tipo, dannose per l’immagine e gli obiettivi dell’associazione, né tanto meno assecondare forme pericolose di

disinformazione che esagerando oltre ogni decenza i rischi potenziali dei nuovi impianti, alimentano

allarmismi e catastrofismi del tutto impropri”. Parole durissime e insultanti verso tutti quei comitati che

sul territorio si battono contro la realizzazione di progetti inutili e pericolosi, adoperandosi in una

logorante campagna di controinformazione rispetto alle ”verità ufficiali” senza godere delle protezioni

e degli appoggi di cui gode Legambiente. Fra l’altro i suoi dirigenti dovrebbero rendere conto di certe loro

amicizie, francamente un po’ pericolose, come quella con la Edison Spa che finanzia molte iniziative di

Legambiente: Treno verde, Ecoludobus, Nontiscordardimé. La Edison Spa è impegnatissima a vincere le

resistenze della popolazione per la realizzazione del rigassificatore off shore di Porto del Levante, Rovigo.

Solo un caso?

A PROPOSITO DI TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE OFF

SHORE

In Italia sono stati presentati diversi progetti di rigassificatori offshore, due di questi,

quello di Porto Viro (Rovigo) e quello di Livorno vengono definiti sulla ”grande stampa”

come in via di realizzazione e, assieme al terminale a terra di Brindisi, sono stati

considerati dal presidente del Consiglio Prodi i tre rigassificatori da realizzare entro il

2009 a cui bisognerà aggiungerne altri due entro il 2015.

Nutriamo forti dubbi sull’ottimismo di Prodi – e dei suoi oligarchi Bersani e Letta

”animatori” della cosiddetta ”cabina di regia” – riguardo l’effettiva realizzazione di questi

progetti che trovano una fiera resistenza nelle popolazioni e in alcuni casi anche di

amministrazioni locali e regionali (vedi Brindisi). Ci sembra comunque necessario

puntualizzare che di rigassificatori in mare, sia su piattaforma ancorata come

quello di Porto Viro che su nave attrezzata come quello di Livorno, non ne

esistono in alcuna parte del mondo. Si tratta, insomma, di tecnologie assolutamente

nuove e quindi estremamente rischiose sia dal punto di vista del pericolo di incidente

che da quello della contaminazione ambientale

La balla del terminal off shore nel Golfo del Messico

I pro-offshore cercano di vincere le resistenze popolari sparando notizie fantasiose o,

per meglio dire, false. Non è assolutamente vero, per esempio, che un impianto

offshore dei tipi previsti in Italia funziona nel Golfo del Messico. E’ vero che un progetto

di tal genere è stato presentato dalla Chevron Texaco ma è altrettanto vero che questo

progetto è ancora in attesa di autorizzazione. Nel Golfo del Messico funziona invece

l’unico terminale gas offshore esistente al mondo (Gulf Gateway Energy Bridge)

che però ha una concezione completamente diversa da quella prevista dai

terminali che si vorrebbero costruire in Italia: non prevede né travasi, né

stoccaggio in mare di GNL. Consiste in una boa ancorata a grande distanza dalla

costa (ben 116 miglia) per ridurre le preoccupazioni sulla sicurezza della

popolazione. La nave gasiera, una volta ormeggiata alla boa, provvede essa stessa a

rigassificare il GNL e a pomparlo in un gasdotto. E’ l’unico punto di rifornimento

offshore di gas naturale che ha ottenuto l’approvazione del Dipartimento dei trasporti

degli Stati Uniti.

Una domanda viene spontanea: perché i rigassificatori offshore trovano tante difficoltà

ad ottenere le autorizzazioni? La risposta è semplice e si basa su due motivazioni di

fondo: 1) si tratta tecnologie nuove (applicate per di più ad un settore anch’esso

piuttosto nuovo, quello del GNL), soprattutto mai sperimentate nel loro insieme; quindi

nessuno è in grado di prevedere cosa possa accadere al terminale in caso di

guasti, di mare grosso o di incidenti catastrofici alle strutture della nave gasiera

o del rigassificatore; 2) nessuno può sapere con precisione gli effetti della

lavorazione (rigassificazione) che prevede l’utilizzo di una massa enorme di

acqua di mare raffreddata e trattata con cloro e varechina.

E’ curioso che mentre in Italia sono stati presentati ben tre progetti offshore (Livorno,

Trieste e Ravenna) di cui uno già autorizzato (Livorno), negli altri paesi d’Europa non

risultano progetti offshore in via di approvazione, mentre negli Stati Uniti ne sono stati

presentati ben 12 ma nessuno di questi (salvo quello sopra citato) è stato finora

autorizzato.

Scelte politiche e non tecniche

Abbiamo fatto solo alcune semplici considerazioni che avrebbero dovuto spingere gli

amministratori locali e le autorità preposte alle autorizzazioni (Regioni, Ministero

dell’Ambiente e Ministero delle Attività Produttive) ad andare molto cauti prima di dare

parere favorevole ai progetti. Invece le autorizzazioni sono state date. Perché? Anche

qui la risposta è semplice: perché di fatto queste autorizzazioni sono state date

non sulla base di una attenta e dettagliata analisi dei progetti e delle loro

possibili ricadute sul territorio ma semplicemente sulla base di

”autocertificazioni” presentate dai costruttori che le autorità preposte si limitano ad

approvare al termine di un iter in cui trionfa la burocrazia e la voglia di affari, a scapito

della sicurezza dei cittadini. Basti ricordare, ad esempio, che per il rigassificatore

offshore di Livorno le autorizzazioni sono state date mentre manca ancora il progetto

esecutivo dell’impianto. Insomma: le scelte non sono tecniche ma squisitamente

politiche.

Cambiano i governi ma la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente rimane solo un

opzional.

TERMINALI GNL E

CAPACITÀ ANNUALE DI RIGASSIFICAZIONE PREVISTA:

Porto Levante Offshore (RO) 8 miliardi mc/anno (autorizzato)

Brindisi 8 miliardi mc/anno (autorizzato)

Toscana Offshore (LI) 3,5 miliardi mc/anno (autorizzato)

Rosignano (LI) 8 miliardi mc/anno

Gioia Tauro (RC) 12 miliardi mc/anno

Rada di Augusta (SR) fino a 12 miliardi mc/anno

Porto Empedocle (AG) fino a 12 miliardi mc/anno

Taranto 8 miliardi mc/anno

Zaule (TS) 8 miliardi mc/anno

Trieste Offshore 8 miliardi mc/anno

Ravenna Offshore 8 miliardi mc/anno

GAS NATURALE LIQUEFATTO: UNA TECNOLOGIA

PERICOLOSA

Cleveland, 1944.

Il primo impianto di GNL fu costruito nel 1912 in Virginia (USA) ma il primo vero

impianto industriale fu quello, realizzato a Cleveland nel 1941, che scoppiò tre anni

più tardi, radendo al suolo la zona circostante e provocando la morte di 128 persone

che vi abitavano. Il disastro di Cleveland segnò lo stop per questa tecnologia che

timidamente fu riproposta solo negli anni ’60, giusto il tempo per registrare un altro

incidente al terminale USA di Spill, dove i bracci di scarico si staccarono durante il

trasbordo del GNL. Un incidente più grave accade nel 1979 a Cove Point nel

Maryland (USA) dove un operaio muore e un altro rimane ferito per l’esplosione

causata da una nuvola di gas fuoriuscita da un serbatoio.

Il disastro di Skikda

Negli ultimi anni si registra un aumento degli incidenti parallelamente all’aumento

della movimentazione del GNL. Nel 2002 al largo di Hong Kong prende fuoco una

nave gasiera, la Gaz Poem, che trasporta 20.000 tonnellate di metano. La nave viene

evacuata e le autorità cinesi temono per le conseguenze su una vicina centrale

nucleare, ma per fortuna il fuoco non raggiunge le tanks. Nel 2004 avviene un altro

disastro di proporzioni immani: a Skikda, Algeria, viene gravemente danneggiato il

maggior centro petrolchimico del paese. Sono le 18 e 40 del 19 gennaio. L’enorme

complesso, che si estende su una superficie complessiva di 92 ettari e ha una

capacità di produrre 8 mld di GNL oltre a quantità minori etano, propano, butano e

benzina, è fortunatamente quasi semideserto. Nel giro di pochi secondi una fuga di

gas provoca l’inferno: 27 morti e 72 feriti fra i pochi lavoratori presenti. Se l’incendio si

fosse propagato alle cisterne di stoccaggio la deflagrazione avrebbe annientato tutto

nel raggio di 45 km quadrati compresa la città di Skikda e i suoi 150.000 abitanti (che

si riversano nelle strade convinti di essere stati colpiti da un terremoto). Eppure a

Skikda era tutto ”sotto controllo”: l’impianto era stato rinnovato solo pochi anni prima,

con tecnologie modernissime, dalla famosa società americana Halliburton.

Skikda, 2004

Un altro incidente disastroso di cui è reperibile qualche notizia è quello del 30

luglio 2004, quando a Ghislenghien (Belgio) una fuga di gas dal gasdotto che unisce

Zeebrugge (dove esiste un terminale di rigassificazione) a Francia, Spagna e Italia,

provoca fiamme alte 200 metri, 23 morti e 200 feriti fra operai, pompieri, poliziotti e

automobilisti di passaggio. Vengono provocati danni in un raggio di almeno 6 km.

Altri mancati disastri

Altri incidenti avvenuti negli ultimi anni hanno coinvolto gli impianti di

rigassificazione; anche questi avrebbero potuto avere conseguenze disastrose. Non è

facile avere notizie su questi ”mancati disastri” ma qualcosa si trova. Ad esempio

abbiamo scoperto due gravi incidenti avvenuti ai due rigassificatori francesi. Il 17

settembre 1997 l’incendio sul circuito di torcia al terminal di Montoir de Bretagne

produce fiamme alte 40 metri in prossimità del circuito di GNL. I 200 pompieri e

gendarmi intervenuti sono incapaci di fermare le fiamme che vengono circoscritte solo

grazie all’intervento dei gruppi antincendio interni.

Il 17 settembre 2003 nel terminale Tonkin di Fos sur mer (Marsiglia) esplode la

torcia di sicurezza – uno dei principali sistemi di sicurezza dell’impianto – che permette

di bruciare il gas proveniente da due cisterne dalla capacità totale di 150.000 metri

cubi di GNL. L’interessante viene detto da un comunicato del 18 settembre di un

Comitato di cittadini: una porta della torcia, proiettata a diverse decine di metri di

distanza, aveva mancato di poco la sala di controllo dell’impianto. Il Comitato

sottolinea che nella Valutazione preliminare del progetto gli organi responsabili

dell’autorizzazione avevano sostenuto che l’esplosione della torcia era impossibile.

I gasdotti che portano il gas in Italia (Olanda, Norvegia,

Russia, Libia, Algeria, via Tunisia) e quello che sarà costruito a breve (Algeria,

via Sardegna-Piombino). Un altro è in costruzione proveniente dalla Grecia.

Attraverso i gasdotti può arrivare in Italia tutto il gas necessario senza realizzare

i rigassificatori!

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NATALE



Natale 

Io vorrei cambiare il Natale.

Il mio natale è particolare.

Il vostro natale è particolare.

Natale freddo, luci, e suoni di ricchi colori.

Natale, non per tutti è uguale.

Tu che sei Africano, guardi quella stella da lontano.

Tu che sei Americano festeggi il natale tutto colorato.

In ogni angolo del mondo si ricorda il natale.

La mia nonna mi racconta una volta era natale.

Tutti uniti in una masseria tra fave e ceci, calia e semenza, si festeggiava questa ricorrenza.

Oggi è quasi natale strade ancora silenziose e senza luci.

Il mondo soffre, le famiglie soffrono, i bambini fanno finta di non capire.

Io vorrei, amici miei, cambiare il colore di questo Natale.

Senza bombe per le strade di nassiriya.

Senza fame per le strade del mondo.

Senza violenza per i bambini e le donne del mondo.

Io vorrei che tu Gesù bambino parli con tuo padre ”Dio”.

Porta il mio messaggio fai che questo Natale la neve scende di nuovo bianca e non né grigia né nera.

Buon Natale a tutta la mia famiglia e voi tutti amici miei.

La mia poesia è fatta di versi di riflessione affinché il Natale risplende dei suoi 1000 colori.

Testo a cura di

Giuseppemanuele Bazzano


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NOI VALORIZZIAMOLE TUE IDEE E CON UN CLIK SEI IN RETE


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Dove sta la Cittadinanza?

L’anno in corso è il sessantesimo anniversaro dall’entrata in vigore della Costituzione. La Costituzione della Repubblica Italiana fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata il 27 dicembre 1947 (Gazzetta ufficiale n. 298, edizione straordinaria), entrata in vigore il primo gennaio 1948.
Credo che la ricorrenza sia una buona occasione per parlare, o riparlare, di esercizio della cittadinanza, dell’essere cittadini e dell’agire da cittadini, che proprio nella Costituzione trova il suo fondamento e la sua garanzia. Il coincidere, poi, la ricorrenza sulla Costituzione con una scadenza elettorale che vedrà, almeno da noi in Sicilia e a Siracusa, il rinnovo di tutte le assemblee e le cariche elettive, dal Parlamento nazionale ai consigli di circoscrizione, rende ancora più stimolante e utile affrontare il tema.
La definizione giuridica di Cittadinanza: ”Condizione di chi appartiene a uno stato ed è titolare dei diritti politici che si esercitano secondo il suo ordinamento e degli obblighi relativi”, ci ricorda che essere cittadini comprende l’esercizio effettivo di alcuni diritti e l’osservanza di alcuni doveri che sono sanciti dallo Stato di cui facciamo parte. Lo Stato italiano prevede proprio nella sua Carta costituzionale quelli che sono i diritti e i doveri dell’essere cittadini italiani. E’ perciò praticando quei diritti e quei doveri che si è cittadini italiani.
La cittadinanza non è uno status, una condizione acquisita una volta per tutte, ma una pratica, un esercizio continuo di attività e comportamenti che ci consentono ogni giorno di poter dire di essere cittadini. Forse è utile ricordare che il concetto di cittadino ( e quello di cittadinanza) è sorto in contrapposizione al concetto di suddito. Il suddito subisce; il cittadino fa.
Fare i cittadini richiede la pratica costante, perciò, di quei diritti e quei doveri che sono compresi nella nostra Costituzione.
Ho la sensazione che viviamo un momento, e forse per il meridione d’Italia e la Sicilia dovremmo dire che viviamo una condizione dalla quale non siamo mai riusciti a liberarci completamente, che potremmo definire di deficit di cittadinanza. Cioè di scarso esercizio della cittadinanza e, per contro, della diffusa pratica di atteggiamenti che somigliano molto ad una sudditanza di fatto.
Facendo riferimento ad alcuni articoli della Costituzione vorrei cercare di chiarire cosa può intendersi con quel deficit di cittadinanza che sembra attraversare molti nostri comportamenti.
– Art.48: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. – A me pare che oggi il nostro diritto di voto ( mi riferisco al voto per l’elezione del Parlamento) sia invece molto limitato, e non per i motivi che espressamente prevede la Costituzione, ma per motivi chiaramente anti-costituzionali. A me sembra che chi ha approvato l’attuale legge elettorale abbia pensato ad una ”incapacità politica” degli italiani, e dunque alla necessità di limitarne l’esercizio della cittadinanza.
E’ anche una limitazione all’esercizio della cittadinanza quella che si realizza ogni volta che esprimiamo un voto ”condizionato” da elementi diversi dalla nostra libera e convinta scelta. Elementi economici (quanto è diffusa la compra-vendita di voti?); elementi di interessi personali o di gruppo.
Questo esempio di limitazione nella pratica della cittadinanza fa il paio con altre situazioni che caratterizzano la nostra convivenza civile e sono in evidente contrasto con le intenzioni espresse nella Costituzione: La ricerca del Bene comune come condizione per l’affermazione del bene individuale e collettivo; il dovere della solidarietà e l’impegno a eliminare le disuguaglianze sociali e le condizioni economiche e culturali che impediscono la piena realizzazione della dignità umana e personale di ognuno; Il valore della legalità come presupposto indispensabile per lo sviluppo; Il valore della buona amministrazione pubblica; il riconoscimento dei diritti di chi fruisce dei servizi pubblici.
Insomma credo che si possa a ragione parlare di deficit di cittadinanza, soprattutto in regioni come la Sicilia. Credo pure che eliminare tale deficit di cittadinanza possa costituire un buon programma politico. Per chi voglia.

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/costituzione_60anniversario/index.html





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PASSAPAROLA DI MARCO TRAVAGLIO ANNO ZERO

<a href=’http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola’ target=’_blank’ ><img src=’http://www.beppegrillo.it/iniziative/passaparola/immagini/passaparola_banner.jpg’ border=’0′ alt=’passaparola’/></a>

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