RIGASSIFICATORI DANNOSI, PERICOLOSI, INUTILI! RIGASSIFICATORI A GO-GO, TANTO PAGA LO STATO!

RIGASSIFICATORI A GO-GO, TANTO PAGA LO STATO!

RIGASSIFICATORI DANNOSI, PERICOLOSI, INUTILI!

La campagna del gas

I primi ”colpi” li abbiamo potuti leggere per ora solo sulla stampa economica e

finanziaria, ma la campagna d’inverno sul fronte del gas è ormai cominciata. Ai

primi cenni di freddo un po’ intenso sono partite le rituali manovre allarmistiche sulla

crisi del gas, finalizzate, sostanzialmente, a giustificare la costruzione dei

rigassificatori. Fino all’anno scorso di questi tempi nessuno sapeva neppure cosa

fossero. Invece, dopo mesi di martellante campagna mediatica, oggi vengono citati

normalmente nei discorsi e negli articoli di politici e addetti ai lavori come impianti di

cui è ineluttabile la costruzione.

Cosa sono i rigassificatori

I rigassificatori sono la parte finale della filiera del GNL, Gas naturale liquefatto,

composta dagli impianti di liquefazione, dalle metaniere che trasportano il GNL e,

appunto, dai rigassificatori. In estrema sintesi, si può dire che il gas viene

liquefatto negli impianti situati nei paesi produttori, trasportato da metaniere ad

una temperatura di circa – 161 gradi, rigassificato e quindi immesso nelle reti dei

paesi consumatori. Oggi ci sono al mondo solo 17 impianti di liquefazione contro

51 rigassificatori. A causa di questo squilibrio gli impianti di liquefazione lavorano al

95% della loro potenzialità, mentre i rigassificatori vengono impiegati fra il 35 e l’80%

della propria potenzialità. I rigassificatori possono essere installati a terra, solitamente

vicino a installazioni portuali, oppure in mare (offshore), su piattaforme fisse o su navi,

opportunamente modificate, collegate con tubazioni alla terra ferma. Per la verità di

rigassificatori ”on board” in grado di ricevere, stoccare e rigassificare il gas scaricato

dalle metaniere, non ne esiste neppure uno; ne vengono presentati solo progetti per

ora mai realizzati.

Chi paga gli impianti di rigassificazione

I costi di costruzione dei rigassificatori sono notevoli, valutati dai 300 ai 500 milioni di

euro. Il rischio dell’investimento è evidentemente elevato, ma pochi sanno che per

incentivare la costruzione di questi gingilli lo Stato italiano è intervenuto garantendo la

copertura di gran parte dei costi. Insomma, grazie alla delibera 178 emanata

dall’Autorità per l’energia nell’estate 2005 ”per aiutare la competizione”, lo Stato

italiano ha incentivato la costruzione di rigassificatori azzerando di fatto il

”rischio di impresa” per le società che vogliono entrare nel business del GNL.

All’interno di questa delibera l’Autorità per l’energia ha infatti inserito (articolo 13,

comma 2) un ”fattore di garanzia che assicura anche in caso di mancato utilizzo

dell’impianto la copertura di una quota pari all’80% dei ricavi di riferimento” per i costi

fissi del terminale, che a loro volta costituiscono circa il 95% dei costi dell’impianto.

Così, se le società che gestiscono il terminale non riusciranno ad avere il GNL, cosa

che (come abbiamo visto) è molto probabile dato che l’offerta è molto minore della

domanda, interviene lo Stato italiano prelevando i soldi dalle bollette dei consumatori

finali, cioè dai cittadini. A queste condizioni le banche sono prontissime a

finanziare tutti i progetti, che infatti proliferano lungo tutte le lunghissime

italiche coste e attirano ”investitori” italiani ed esteri in gran numero. Tanto paga

Pantalone.

Le tariffe gonfiate

Ma non è finita. Al servizio di rigassificazione si applicano le tariffe fissate dall’Autorità

dell’energia. Per esempio, l’impianto di Panigaglia, l’unico attualmente esistente in

Italia, immette in rete gas al costo di 0,3 centesimi di euro al metro cubo. Ma questo

non potrà essere il prezzo del gas dei rigassificatori di nuova costruzione; dovendo

coprire anche l’ammortamento dei costi di costruzione, esso dovrà arrivare a 1,3 / 2

centesimi di euro al metro cubo. Il gas dei nuovi rigassificatori sarebbe così fuori

mercato se non intervenisse ancora lo Stato italiano che, grazie alla citata

delibera dell’Autorità per l’energia, si accollerà, per meglio dire scaricherà sui

cittadini attraverso le bollette, le differenze di costo. Tanto paga Pantalone.

Lo sperpero del gas

Ma non basta. La filiera del GNL è un colabrodo, nel senso che solo l’85% del gas

estratto nei paesi produttori arriva ai consumatori finali. Questo perché, mediamente, il

12% viene consumato negli impianti di liquefazione (pensate: più di un decimo

dell’intero quantitativo), il 2% viene usato dai rigassificatori per riscaldare e far passare

il gas allo stato aeriforme e l’1% utilizzato dalle metaniere in giro per il mondo.

I danni ambientali, la pericolosità e l’inutilità dei rigassificatori

Ce n’è abbastanza per tirare alcune semplici conclusioni:

• I rigassificatori sono impianti inquinanti perché emettono in atmosfera sostanze

contaminanti e utilizzano per il processo di riscaldamento del gas masse enormi di

acqua che poi rilasciano nella zona circostante con effetti dannosi sull’ambiente

marino.

• I rigassificatori sono impianti pericolosi, come hanno dimostrato gli incidenti di

Cleveland (USA) nel 1944 e di Skikda (Algeria) nel 2004, tanto più se utilizzano

tecnologie non sufficientemente provate prima, come quelle utilizzate dagli impianti

offshore.

• I rigassificatori sono impianti inutili perché l’Italia è praticamente circondata dai

principali bacini mondiali di produzione (Russia, Medio Oriente, Nord Africa, Mare

del Nord); può quindi ricevere, se necessario, ancor più gas da molte zone tramite il

potenziamento dei gasdotti già oggi funzionanti e la costruzione di nuovi gasdotti,

già in progetto.

Le conclusioni economiche

L’operazione ”rigassificatori” si configura sul piano strettamente finanziario, alla luce di

quanto sopra visto, come un massiccio trasferimento di denaro, con il beneplacito

dello Stato, dalle tasche dei cittadini italiani a quelle degli investitori italiani e

stranieri.

PER SAPERNE DI PIU’ – WWW.OFFSHORENOGRAZIE.IT

Dietro l’ubriacatura di rigassificatori e metanodotti

L’ITALIA COME PIATTAFORMA DI TRANSITO DEL GAS

Costruire rigassificatori non è una necessità per evitare di rimanere al buio e al freddo

ma solo una scelta politica ed economica tesa a fare dell’Italia una piattaforma di

transito del gas verso i paesi del centro-nord Europa. Dietro i rigassificatori ci sono

gli interessi dei gruppi economici e dei loro sponsor politici che vogliono

guadagnare sul business del gas, considerato come la materia prima in grado di

sostituire nel breve periodo il petrolio nella generazione di elettricità, ma soprattutto sul

business della costruzione di infrastrutture (rigassificatori e gasdotti) da utilizzare nel

crescente mercato del gas.

Una quantità pazzesca di gas

Anche se noiose, alcune cifra vanno date. Nel 2005 l’Italia ha consumato circa 86

miliardi di metri cubi di gas, di cui circa 73 miliardi importati. Secondo stime

governative (da prendersi quindi con le dovute cautele perché sicuramente gonfiate)

nel 2010 la necessità salirà a 100 miliardi che tenendo lo stesso ritmo di crescita

potrebbero diventare 115 miliardi nel 2015. Facciamo due conti anzi facciamoli fare

a chi se ne intende, Il Sole – 24 ore del 8/9/2006. Con gli attuali progetti si dovrebbero

avere nel giro di 4/5 anni: 95,5 miliardi di metri cubi grazie ai nuovi rigassificatori

(attualmente ci sono 11 progetti ma l’ENI ne presenterà uno o due entro un paio di

mesi), 13 miliardi di metri cubi dovuti al potenziamento dei gasdotti da Algeria, via

Tunisia, e dalla Russia; 20 miliardi dai gasdotti in costruzione (IGI dalla Grecia) e in

progetto (GALSI dall’Algeria via Sardegna e Toscana). In tutto, entro il 2011

arriveranno in Italia la bellezza di circa 128,5 miliardi di metri cubi di gas che si

aggiungeranno ai 73 miliardi già oggi importati e alla produzione nazionale, diciamo

altri 10 miliardi. Il totale è di 211,5 miliardi di metri cubi di gas! Per di più in un

documento realizzato dalla ”cabina di regia” governativa spuntano altri due gasdotti

per ora da definire, uno dall’Albania e uno dall’Austria, per un totale di altri 8 miliardi di

metri cubi.

La situazione è quindi paradossale: contro una richiesta valutabile al 2015 in 115

miliardi il governo si prepara a realizzare gasdotti e rigassificatori che

assicurerebbero un quantitativo quasi doppio di gas! Anche nell’ipotesi portata

avanti dalla ”cabina di regia” (realizzazione di ”solo” 5 rigassificatori per un totale

stimato di circa 35 miliardi di metri cubi) ci si troverebbe comunque di fronte ad una

quantità di gas molto superiore alle necessità italiane.

Bersani e la ”vocazione” italiana

Molto realisticamente l’amministratore delegato di Edison, Quadrino ha ammesso in

un’intervista che ”per il 2008/2010 avremo gas per quanto ce ne serve, dopo il 2010

avremo più gas di quello che ci serve” (Il Giornale, 1/9/2006) Ma allora che farne di

questo gas? Venderlo all’estero, naturalmente. ”Il governo italiano ha avviato i primi

colloqui con i paesi europei che non hanno sbocchi sul mare per mettere a punto una

struttura comune di approvvigionamento” (Finanza mercati del 26/7/2006). Bersani,

sempre lui, vorrebbe coinvolgere i paesi del centro Europa (Repubblica Ceca, Austria,

Svizzera, Slovacchia e Ungheria) nell’ambito di una politica europea ”in base alla

quale valorizzare la vocazione dei singoli paesi. In tale ottica, spiega Bersani, l’Italia

potrebbe occuparsi dell’approvvigionamento del gas grazie alla sua posizione

geografica” (Idem). Ecco il punto centrale della questione. E’ il famoso ”hub”, lo

snodo del gas, di cui hanno iniziato a parlare i ministri del centro-destra e che ora è

diventato il cavallo di battaglia di quelli del centro sinistra, fatto di rigassificatori e di

gasdotti su cui transiterà il gas destinato a mezza Europa.

Con la scusa di garantire la diversificazione dell’approvvigionamento del gas, in modo

da non dipendere da ”pochi” produttori (essenzialmente i ”pericolosi” algerini e russi),

si vogliono costruire i rigassificatori che, per assurdo, rischiano di non avere neppure il

gas naturale liquefatto da lavorare visto che attualmente esistono nel mondo solo 17

impianti di liquefazione contro 50 rigassificatori (di cui uno in Italia, quello di

Panigaglia, La Spezia), molti dei quali funzionano al 30% della loro potenzialità proprio

a causa di mancanza di materia prima.

Per concludere: le classi dominanti italiane cercano di ripetere gli errori fatti negli

anni ’50 e ’60 del secolo scorso quando il territorio fu devastato da decine di

raffinerie che inquinarono le zone costiere per rifornire di benzina i paesi

europei. Oggi si vorrebbe ripercorrere le stessa strada costruendo rigassificatori

e gasdotti in spregio della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Ma i

tempi sono cambiati…

LE AMICIZIE PERICOLOSE DI LEGAMBIENTE

”Il rischio vero è che ci siano meno rigassificatori di quelli che servono. La scommessa è invece farne di

più” ha dichiarato con una faccia tosta degna di miglior causa Ermete Realacci, deputato della Margherita e

presidente onorario di Legambiente (Il velino, 22/8/2006). La posizione di questa tristemente famosa

associazione ambientalista è fin troppo chiara: in un comunicato dell’11 giugno 2006 la sua Direzione

nazionale ”rifiuta radicalmente l’idea di una opposizione generalizzata contro i rigassificatori” e richiama

all’ordine i circoli e gruppi locali ”che non possono in alcun modo prestare il fianco a iniziative di questo

tipo, dannose per l’immagine e gli obiettivi dell’associazione, né tanto meno assecondare forme pericolose di

disinformazione che esagerando oltre ogni decenza i rischi potenziali dei nuovi impianti, alimentano

allarmismi e catastrofismi del tutto impropri”. Parole durissime e insultanti verso tutti quei comitati che

sul territorio si battono contro la realizzazione di progetti inutili e pericolosi, adoperandosi in una

logorante campagna di controinformazione rispetto alle ”verità ufficiali” senza godere delle protezioni

e degli appoggi di cui gode Legambiente. Fra l’altro i suoi dirigenti dovrebbero rendere conto di certe loro

amicizie, francamente un po’ pericolose, come quella con la Edison Spa che finanzia molte iniziative di

Legambiente: Treno verde, Ecoludobus, Nontiscordardimé. La Edison Spa è impegnatissima a vincere le

resistenze della popolazione per la realizzazione del rigassificatore off shore di Porto del Levante, Rovigo.

Solo un caso?

A PROPOSITO DI TERMINALI DI RIGASSIFICAZIONE OFF

SHORE

In Italia sono stati presentati diversi progetti di rigassificatori offshore, due di questi,

quello di Porto Viro (Rovigo) e quello di Livorno vengono definiti sulla ”grande stampa”

come in via di realizzazione e, assieme al terminale a terra di Brindisi, sono stati

considerati dal presidente del Consiglio Prodi i tre rigassificatori da realizzare entro il

2009 a cui bisognerà aggiungerne altri due entro il 2015.

Nutriamo forti dubbi sull’ottimismo di Prodi – e dei suoi oligarchi Bersani e Letta

”animatori” della cosiddetta ”cabina di regia” – riguardo l’effettiva realizzazione di questi

progetti che trovano una fiera resistenza nelle popolazioni e in alcuni casi anche di

amministrazioni locali e regionali (vedi Brindisi). Ci sembra comunque necessario

puntualizzare che di rigassificatori in mare, sia su piattaforma ancorata come

quello di Porto Viro che su nave attrezzata come quello di Livorno, non ne

esistono in alcuna parte del mondo. Si tratta, insomma, di tecnologie assolutamente

nuove e quindi estremamente rischiose sia dal punto di vista del pericolo di incidente

che da quello della contaminazione ambientale

La balla del terminal off shore nel Golfo del Messico

I pro-offshore cercano di vincere le resistenze popolari sparando notizie fantasiose o,

per meglio dire, false. Non è assolutamente vero, per esempio, che un impianto

offshore dei tipi previsti in Italia funziona nel Golfo del Messico. E’ vero che un progetto

di tal genere è stato presentato dalla Chevron Texaco ma è altrettanto vero che questo

progetto è ancora in attesa di autorizzazione. Nel Golfo del Messico funziona invece

l’unico terminale gas offshore esistente al mondo (Gulf Gateway Energy Bridge)

che però ha una concezione completamente diversa da quella prevista dai

terminali che si vorrebbero costruire in Italia: non prevede né travasi, né

stoccaggio in mare di GNL. Consiste in una boa ancorata a grande distanza dalla

costa (ben 116 miglia) per ridurre le preoccupazioni sulla sicurezza della

popolazione. La nave gasiera, una volta ormeggiata alla boa, provvede essa stessa a

rigassificare il GNL e a pomparlo in un gasdotto. E’ l’unico punto di rifornimento

offshore di gas naturale che ha ottenuto l’approvazione del Dipartimento dei trasporti

degli Stati Uniti.

Una domanda viene spontanea: perché i rigassificatori offshore trovano tante difficoltà

ad ottenere le autorizzazioni? La risposta è semplice e si basa su due motivazioni di

fondo: 1) si tratta tecnologie nuove (applicate per di più ad un settore anch’esso

piuttosto nuovo, quello del GNL), soprattutto mai sperimentate nel loro insieme; quindi

nessuno è in grado di prevedere cosa possa accadere al terminale in caso di

guasti, di mare grosso o di incidenti catastrofici alle strutture della nave gasiera

o del rigassificatore; 2) nessuno può sapere con precisione gli effetti della

lavorazione (rigassificazione) che prevede l’utilizzo di una massa enorme di

acqua di mare raffreddata e trattata con cloro e varechina.

E’ curioso che mentre in Italia sono stati presentati ben tre progetti offshore (Livorno,

Trieste e Ravenna) di cui uno già autorizzato (Livorno), negli altri paesi d’Europa non

risultano progetti offshore in via di approvazione, mentre negli Stati Uniti ne sono stati

presentati ben 12 ma nessuno di questi (salvo quello sopra citato) è stato finora

autorizzato.

Scelte politiche e non tecniche

Abbiamo fatto solo alcune semplici considerazioni che avrebbero dovuto spingere gli

amministratori locali e le autorità preposte alle autorizzazioni (Regioni, Ministero

dell’Ambiente e Ministero delle Attività Produttive) ad andare molto cauti prima di dare

parere favorevole ai progetti. Invece le autorizzazioni sono state date. Perché? Anche

qui la risposta è semplice: perché di fatto queste autorizzazioni sono state date

non sulla base di una attenta e dettagliata analisi dei progetti e delle loro

possibili ricadute sul territorio ma semplicemente sulla base di

”autocertificazioni” presentate dai costruttori che le autorità preposte si limitano ad

approvare al termine di un iter in cui trionfa la burocrazia e la voglia di affari, a scapito

della sicurezza dei cittadini. Basti ricordare, ad esempio, che per il rigassificatore

offshore di Livorno le autorizzazioni sono state date mentre manca ancora il progetto

esecutivo dell’impianto. Insomma: le scelte non sono tecniche ma squisitamente

politiche.

Cambiano i governi ma la salvaguardia dell’uomo e dell’ambiente rimane solo un

opzional.

TERMINALI GNL E

CAPACITÀ ANNUALE DI RIGASSIFICAZIONE PREVISTA:

Porto Levante Offshore (RO) 8 miliardi mc/anno (autorizzato)

Brindisi 8 miliardi mc/anno (autorizzato)

Toscana Offshore (LI) 3,5 miliardi mc/anno (autorizzato)

Rosignano (LI) 8 miliardi mc/anno

Gioia Tauro (RC) 12 miliardi mc/anno

Rada di Augusta (SR) fino a 12 miliardi mc/anno

Porto Empedocle (AG) fino a 12 miliardi mc/anno

Taranto 8 miliardi mc/anno

Zaule (TS) 8 miliardi mc/anno

Trieste Offshore 8 miliardi mc/anno

Ravenna Offshore 8 miliardi mc/anno

GAS NATURALE LIQUEFATTO: UNA TECNOLOGIA

PERICOLOSA

Cleveland, 1944.

Il primo impianto di GNL fu costruito nel 1912 in Virginia (USA) ma il primo vero

impianto industriale fu quello, realizzato a Cleveland nel 1941, che scoppiò tre anni

più tardi, radendo al suolo la zona circostante e provocando la morte di 128 persone

che vi abitavano. Il disastro di Cleveland segnò lo stop per questa tecnologia che

timidamente fu riproposta solo negli anni ’60, giusto il tempo per registrare un altro

incidente al terminale USA di Spill, dove i bracci di scarico si staccarono durante il

trasbordo del GNL. Un incidente più grave accade nel 1979 a Cove Point nel

Maryland (USA) dove un operaio muore e un altro rimane ferito per l’esplosione

causata da una nuvola di gas fuoriuscita da un serbatoio.

Il disastro di Skikda

Negli ultimi anni si registra un aumento degli incidenti parallelamente all’aumento

della movimentazione del GNL. Nel 2002 al largo di Hong Kong prende fuoco una

nave gasiera, la Gaz Poem, che trasporta 20.000 tonnellate di metano. La nave viene

evacuata e le autorità cinesi temono per le conseguenze su una vicina centrale

nucleare, ma per fortuna il fuoco non raggiunge le tanks. Nel 2004 avviene un altro

disastro di proporzioni immani: a Skikda, Algeria, viene gravemente danneggiato il

maggior centro petrolchimico del paese. Sono le 18 e 40 del 19 gennaio. L’enorme

complesso, che si estende su una superficie complessiva di 92 ettari e ha una

capacità di produrre 8 mld di GNL oltre a quantità minori etano, propano, butano e

benzina, è fortunatamente quasi semideserto. Nel giro di pochi secondi una fuga di

gas provoca l’inferno: 27 morti e 72 feriti fra i pochi lavoratori presenti. Se l’incendio si

fosse propagato alle cisterne di stoccaggio la deflagrazione avrebbe annientato tutto

nel raggio di 45 km quadrati compresa la città di Skikda e i suoi 150.000 abitanti (che

si riversano nelle strade convinti di essere stati colpiti da un terremoto). Eppure a

Skikda era tutto ”sotto controllo”: l’impianto era stato rinnovato solo pochi anni prima,

con tecnologie modernissime, dalla famosa società americana Halliburton.

Skikda, 2004

Un altro incidente disastroso di cui è reperibile qualche notizia è quello del 30

luglio 2004, quando a Ghislenghien (Belgio) una fuga di gas dal gasdotto che unisce

Zeebrugge (dove esiste un terminale di rigassificazione) a Francia, Spagna e Italia,

provoca fiamme alte 200 metri, 23 morti e 200 feriti fra operai, pompieri, poliziotti e

automobilisti di passaggio. Vengono provocati danni in un raggio di almeno 6 km.

Altri mancati disastri

Altri incidenti avvenuti negli ultimi anni hanno coinvolto gli impianti di

rigassificazione; anche questi avrebbero potuto avere conseguenze disastrose. Non è

facile avere notizie su questi ”mancati disastri” ma qualcosa si trova. Ad esempio

abbiamo scoperto due gravi incidenti avvenuti ai due rigassificatori francesi. Il 17

settembre 1997 l’incendio sul circuito di torcia al terminal di Montoir de Bretagne

produce fiamme alte 40 metri in prossimità del circuito di GNL. I 200 pompieri e

gendarmi intervenuti sono incapaci di fermare le fiamme che vengono circoscritte solo

grazie all’intervento dei gruppi antincendio interni.

Il 17 settembre 2003 nel terminale Tonkin di Fos sur mer (Marsiglia) esplode la

torcia di sicurezza – uno dei principali sistemi di sicurezza dell’impianto – che permette

di bruciare il gas proveniente da due cisterne dalla capacità totale di 150.000 metri

cubi di GNL. L’interessante viene detto da un comunicato del 18 settembre di un

Comitato di cittadini: una porta della torcia, proiettata a diverse decine di metri di

distanza, aveva mancato di poco la sala di controllo dell’impianto. Il Comitato

sottolinea che nella Valutazione preliminare del progetto gli organi responsabili

dell’autorizzazione avevano sostenuto che l’esplosione della torcia era impossibile.

I gasdotti che portano il gas in Italia (Olanda, Norvegia,

Russia, Libia, Algeria, via Tunisia) e quello che sarà costruito a breve (Algeria,

via Sardegna-Piombino). Un altro è in costruzione proveniente dalla Grecia.

Attraverso i gasdotti può arrivare in Italia tutto il gas necessario senza realizzare

i rigassificatori!

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NATALE



Natale 

Io vorrei cambiare il Natale.

Il mio natale è particolare.

Il vostro natale è particolare.

Natale freddo, luci, e suoni di ricchi colori.

Natale, non per tutti è uguale.

Tu che sei Africano, guardi quella stella da lontano.

Tu che sei Americano festeggi il natale tutto colorato.

In ogni angolo del mondo si ricorda il natale.

La mia nonna mi racconta una volta era natale.

Tutti uniti in una masseria tra fave e ceci, calia e semenza, si festeggiava questa ricorrenza.

Oggi è quasi natale strade ancora silenziose e senza luci.

Il mondo soffre, le famiglie soffrono, i bambini fanno finta di non capire.

Io vorrei, amici miei, cambiare il colore di questo Natale.

Senza bombe per le strade di nassiriya.

Senza fame per le strade del mondo.

Senza violenza per i bambini e le donne del mondo.

Io vorrei che tu Gesù bambino parli con tuo padre ”Dio”.

Porta il mio messaggio fai che questo Natale la neve scende di nuovo bianca e non né grigia né nera.

Buon Natale a tutta la mia famiglia e voi tutti amici miei.

La mia poesia è fatta di versi di riflessione affinché il Natale risplende dei suoi 1000 colori.

Testo a cura di

Giuseppemanuele Bazzano


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Dove sta la Cittadinanza?

L’anno in corso è il sessantesimo anniversaro dall’entrata in vigore della Costituzione. La Costituzione della Repubblica Italiana fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947, promulgata il 27 dicembre 1947 (Gazzetta ufficiale n. 298, edizione straordinaria), entrata in vigore il primo gennaio 1948.
Credo che la ricorrenza sia una buona occasione per parlare, o riparlare, di esercizio della cittadinanza, dell’essere cittadini e dell’agire da cittadini, che proprio nella Costituzione trova il suo fondamento e la sua garanzia. Il coincidere, poi, la ricorrenza sulla Costituzione con una scadenza elettorale che vedrà, almeno da noi in Sicilia e a Siracusa, il rinnovo di tutte le assemblee e le cariche elettive, dal Parlamento nazionale ai consigli di circoscrizione, rende ancora più stimolante e utile affrontare il tema.
La definizione giuridica di Cittadinanza: ”Condizione di chi appartiene a uno stato ed è titolare dei diritti politici che si esercitano secondo il suo ordinamento e degli obblighi relativi”, ci ricorda che essere cittadini comprende l’esercizio effettivo di alcuni diritti e l’osservanza di alcuni doveri che sono sanciti dallo Stato di cui facciamo parte. Lo Stato italiano prevede proprio nella sua Carta costituzionale quelli che sono i diritti e i doveri dell’essere cittadini italiani. E’ perciò praticando quei diritti e quei doveri che si è cittadini italiani.
La cittadinanza non è uno status, una condizione acquisita una volta per tutte, ma una pratica, un esercizio continuo di attività e comportamenti che ci consentono ogni giorno di poter dire di essere cittadini. Forse è utile ricordare che il concetto di cittadino ( e quello di cittadinanza) è sorto in contrapposizione al concetto di suddito. Il suddito subisce; il cittadino fa.
Fare i cittadini richiede la pratica costante, perciò, di quei diritti e quei doveri che sono compresi nella nostra Costituzione.
Ho la sensazione che viviamo un momento, e forse per il meridione d’Italia e la Sicilia dovremmo dire che viviamo una condizione dalla quale non siamo mai riusciti a liberarci completamente, che potremmo definire di deficit di cittadinanza. Cioè di scarso esercizio della cittadinanza e, per contro, della diffusa pratica di atteggiamenti che somigliano molto ad una sudditanza di fatto.
Facendo riferimento ad alcuni articoli della Costituzione vorrei cercare di chiarire cosa può intendersi con quel deficit di cittadinanza che sembra attraversare molti nostri comportamenti.
– Art.48: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge. – A me pare che oggi il nostro diritto di voto ( mi riferisco al voto per l’elezione del Parlamento) sia invece molto limitato, e non per i motivi che espressamente prevede la Costituzione, ma per motivi chiaramente anti-costituzionali. A me sembra che chi ha approvato l’attuale legge elettorale abbia pensato ad una ”incapacità politica” degli italiani, e dunque alla necessità di limitarne l’esercizio della cittadinanza.
E’ anche una limitazione all’esercizio della cittadinanza quella che si realizza ogni volta che esprimiamo un voto ”condizionato” da elementi diversi dalla nostra libera e convinta scelta. Elementi economici (quanto è diffusa la compra-vendita di voti?); elementi di interessi personali o di gruppo.
Questo esempio di limitazione nella pratica della cittadinanza fa il paio con altre situazioni che caratterizzano la nostra convivenza civile e sono in evidente contrasto con le intenzioni espresse nella Costituzione: La ricerca del Bene comune come condizione per l’affermazione del bene individuale e collettivo; il dovere della solidarietà e l’impegno a eliminare le disuguaglianze sociali e le condizioni economiche e culturali che impediscono la piena realizzazione della dignità umana e personale di ognuno; Il valore della legalità come presupposto indispensabile per lo sviluppo; Il valore della buona amministrazione pubblica; il riconoscimento dei diritti di chi fruisce dei servizi pubblici.
Insomma credo che si possa a ragione parlare di deficit di cittadinanza, soprattutto in regioni come la Sicilia. Credo pure che eliminare tale deficit di cittadinanza possa costituire un buon programma politico. Per chi voglia.

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/costituzione_60anniversario/index.html





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SE DONI SI VEDE . . . SE NON DONI NON CREDI IN NOI

 

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      96010 Melilli ( SR)

 

le date dei prelievi si svolgono nei locali del Avis di città Giardino nelle Domeniche 12 e 29 di Agosto

 

SE DONI SI VEDE . . . SE NON DONI NON CREDI IN NOI

 

 

Una sede Operativa dell’ AVIS a Melilli – Città Giardino, e nasce e con dedizione che pian piano negli anni opera e si dedica anima e corpo ai propri Donatori, e per il futuro si prefigge che questa Famiglia sia sempre più numerosa.

 

Ma il suo intento è di coprire anche Belvedere, perché chi vuole donare non deve aver né confini né limiti ma solo la voglia di aiutare il Prossimo con un gesto, che ti riempie il cuore come il sorriso genuino di un bambino.

 

In gergo si chiamano Donatori, Ma in realtà noi ci chiamiamo Amici del Prossimo, coloro che con un gesto semplice riescono a far emozionare chi quel sangue, che sia una goccia o una trasfusione,  sta da troppo tempo aspettando.

 

Ti Prego ma non dovrei Pregarti ma lo faccio con umiltà d’animo. Ascolta, senti è la voce del Cuore che ti Parla Raggiungi la Prima Postazione AVIS e Tuffati dentro deciso con il Cuore.

 

Oggi anche tu fai parte di noi di questa immensa Famiglia che gli Ostacoli li Abbatte come Birilli Grazie a Te abbiamo fatto anche questa volta Strike.

 

I Tuoi Amici Sono Nostri Amici, I Nostri Amici Sono Anche Amici Tuoi.

 

Grazie di Cuore lo Staff Tecnico e il Suo Presidente ti stringono la Mano Sei il Benvenuto nel Nostro Mondo.

 

http://lavoce.spazioblog.it/ La Voce accoglie l’Avis, e nasce per  chi vuol far sentire la propria Voce.

 

 

Il Segretario Amministrativo

Lantieri Giuseppe


Il Presidente

Coppola Giuseppina


Vice Presidente

Gambacorta Francesco

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VIENTU DI PUISIA ******** VENTO DI POESIE

POESIA DEDICATA A TUTTE LE DONNE DEL MONDO

NATURALMENTE DONNA



Donna, io
voglio scoprirti dentro.



Tu
sei come un lungo sentiero, infinito.



Il
tuo sguardo blindato, enigmatico che non traspare nessuna emozione.



I
tuoi occhi profondi come l’abisso del mare.



Nessuno
ha accesso ad entrare.



Sono
codificati e possono solo illuminare.



La
tua voce è come nota musicale, non da naturali parole ma dolce melodia.



Le
tue mani dolci come petali di rosa.



Tu
scandisci il tempo dell’amore e dell’odio.



Tu
dalle forti emozioni, e carnali passioni.



Il
tuo dolce sorriso conquista gli uomini, e li rende fragili al cospetto di te.



Donna sbattuta in prima
pagina, che sia cronaca rosa, nera, prosa.



Donna da dentro il tuo
mistero, ci porti a noi umili, e fragili uomini, verso la luce.



Preghiamo
”Dio” per averti, e poi per farti scomparire.



Donna Come una sigaretta
c’è chi tu fuma in fretta.



Donna tu sai essere dura,
come uno scoglio, quando il mare ti sbatte contro, tutta la sua forza.



Donna come il ghiaccio al
sole, ti sciogli, per non aver raggiunto l’uomo, l’amore.



Naturalmente
”Donna” bella, capricciosa, esuberante dentro il tuo io
interiore.



Esibizionista,
quando chiedi che il tuo uomo lo vuoi dentro di te, e fuori la tua vita.



Naturalmente ”Donna” dal cuore
buio e dall’anima sorda.



Donna come soffio di vento
ti porto dentro.



Donna senza di te c’è poca
vita come morire.



Donna nel morire, che
cerchiamo con forza la tua luce, il tuo amore.



Donna il tuo pianto che come un canto a
vederlo resto d’incanto…



Donna ti abbraccio ti
bacio e ti calmo.



Donna
da sta sera è nata una stella se tu.



Grazie
di esistere ‘
Donna‘! 



Con
simpatia  che ti dono questa mia chicca
poetica. E voglio che Tu,  in questi miei
umili versi, ma sinceri, e che in essi tu possa trovare anche un verso che
senti tuo.



Il Poeta

Angelo



 

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